
PARABOLE
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Mt 13,31-32 Parabola
del grano di senapa Un’altra
parabola espose loro: “Il regno dei cieli si può paragonare a un
granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo.Esso
è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più
grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli
uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami”. Mc 4,30-32 ; Lc 13,18-19 |
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Mt 13,33 Parabola del
lievito
Un’altra parabola disse loro: “Il regno dei cieli si può
paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure
di farina perché tutta si fermenti”. Lc 13,20-21 |
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Mt 13,44s Parabole del
tesoro e della perla Il regno dei cieli è simile a un tesoro
nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va,
pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. |
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Mt 13,47-50 Parabola della
rete |
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Lc 8, 4-8 Parabola del
seminatore Mc 4,1-9; Mt 13,1-9 |
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Mt 13,44s Parabole del
tesoro e della perla |
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Mt 9,17 Vino nuovo in otri vecchi Né si mette vino nuovo in otri vecchi,
altrimenti si rompono gli otri e il vino si versa e gli otri van perduti.
Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si
conservano”. Lc 5,37; Mc 2,22 |
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Il talento equivale a seimila denari, cioè al salario di altrettante giornate lavorative |
Mt 25, 14-30 Parabola dei
talenti Avverrà
come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e
consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a
un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che
aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò
altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò
altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare
una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto
tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque,
dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati
altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei
stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla
gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due
talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho
guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone,
sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla
gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo
talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai
seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il
tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo
malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo
dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e
così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli
dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque
ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche
quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là
sarà pianto e stridore di denti. |
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Mt 25, 1-13 Parabola delle
dieci vergini Il regno dei cieli è simile a dieci
vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque
di esse erano stolte e cinque sagge; e stolte presero le lampade, ma non
presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche
dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte
e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli
incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro
lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché
le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a
mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene.
Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le
vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu
chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a
dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non
vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora. |
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Gv 10,1- 21 Il buon
pastore “In verità, in verità vi dico: chi non
entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra
parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il
pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua
voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando
ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore
lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo
seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli
estranei”. Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono
che cosa significava ciò che diceva loro. |
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Gv 16, 21-22 Donna che gioisce dopo il parto La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. |
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Lc 11,21-22 Forte armato a custodia della casa Quando un uomo forte, bene armato, fa la
guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva
uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale
confidava e ne distribuisce il bottino. |
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Lc 11,24 26
Spiriti
maligni "Mt
12,43 s Quando lo spirito immondo esce dall’uomo,
si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e, non trovandone, dice:
Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto, la trova spazzata e
adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed
essi entrano e vi alloggiano e la condizione finale di quell’uomo
diventa peggiore della prima”. |
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Gv 15,1-1 La vera vite “Io sono la vera vite e il Padre mio è il
vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni
tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già
mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi.
Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite,
così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi
rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete
far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si
secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se
rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete
e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto
frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, così
anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei
comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti
del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia
gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena |
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Mt 13, 24-30 Parabola
della zizzania |
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Mt 24 45-52 Parabola del
maggiordomo |
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Mt
7,24-27 Casa sulla roccia Perciò chiunque ascolta queste mie parole e
le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua
casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i
venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era
fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette
in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla
sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si
abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande”. |
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Lc 15,8-10 La dramma
perduta |
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Lc 7, 41-43 Due debitori “Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?”. Simone rispose: “Suppongo quello a cui ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene. |
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Lc 16, 19-31Il ricco
cattivo e il povero Lazzaro C’era un uomo ricco, che vestiva di
porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante,
di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di
sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani
venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato
dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando
nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e
Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di
me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi
la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio,
ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti
i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.
Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di
qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può
attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di
mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca,
perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo
rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo,
ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose:
Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti
saranno persuasi”. |
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Lc 15, 4-7La pecora
perduta Mt
18,12-14
4“Chi di voi se ha
cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va
dietro a quella perduta, finché non la ritrova? 5Ritrovatala,
se la mette in spalla tutto contento, 6va
a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché
ho trovato la mia pecora che era perduta. 7Così,
vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per
novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. |
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Lc 14,31-32 Re che vuol fare la guerra Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. |
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Lc 12,16-21 Ricco avaro e stolto Disse poi una parabola: “La campagna di
un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò,
poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò
i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il
grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione
molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma
Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita.
E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori
per sé, e non arricchisce davanti a Dio”. |
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Lc 10,29-37 Parabola del
buon Samaritano
Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio
prossimo?”. Gesù riprese: |
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Lc 14, 15-24 Sugli
invitati che non accettano Mt 22, 2-14 Uno dei commensali, avendo udito ciò,
gli disse: “Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio!”. Gesù
rispose: “Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora
della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite, è pronto.
Ma tutti, all’unanimità, cominciarono a scusarsi. Il primo disse: Ho
comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego, considerami
giustificato. Un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi e vado a
provarli; ti prego, considerami giustificato. Un altro disse: Ho preso
moglie e perciò non posso venire. Al suo ritorno il servo riferì tutto
questo al padrone. Allora il padrone di casa, irritato, disse al servo:
Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri,
storpi, ciechi e zoppi. Il servo disse: Signore, è stato fatto come hai
ordinato, ma c’è ancora posto. Il padrone allora disse al servo: Esci
per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa si
riempia. Perché vi dico: Nessuno di quegli uomini che erano stati
invitati assaggerà la mia cena”. |
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Mt 18,23-35 Parabola del
servo spietato A proposito, il regno dei cieli è simile a
un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli
fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo
però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto
lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il
debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi
pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il
padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel
servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e,
afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno,
gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti
rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare
in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. |
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Lc 14,28-30 Uomo che vuol costruire una torre Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. |
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Mt 21,33-46 Parabola dei
vignaioli omicidi Ascoltate un’altra parabola:
C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi
scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli
e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei
vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno
lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. Di nuovo
mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono
nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo:
Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio,
dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi
l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.
Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei
vignaioli?”. Gli rispondono: “Farà morire miseramente quei malvagi e
darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo
tempo”. E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: |
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Lc 11, 5-8 L’amico
importuno Poi aggiunse: “Se uno di voi ha un
amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché
è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli
davanti; e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la
porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso
alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per
amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua
insistenza. |
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Lc 18, 9-14 Il fariseo e
il pubblicano Disse ancora questa parabola per
alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: “Due
uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro
pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti
ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri,
e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le
decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non
osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O
Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua
giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà
umiliato e chi si umilia sarà esaltato”. |
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Mt 7,7-11 Figlio che
domanda qualcosa a suo padre Chiedete e vi sarà dato; cercate e
troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e
chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio che
gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una
serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri
figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a
quelli che gliele domandano! |
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Lc 18, 1-8 Il giudice
iniquo e la vedova importuna Disse loro una parabola sulla necessità di
pregare sempre, senza stancarsi: “C’era in una città un giudice, che
non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c’era
anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro
il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé:
Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova
è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a
importunarmi”. E il Signore soggiunse: “Avete udito ciò che dice il
giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano
giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà
loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà,
troverà la fede sulla terra?”. |
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Lc 21,29-33 Parabola del
fico "Mt 24,32-35 " Mc 13,28-31 E disse loro una parabola: “Guardate
il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da
voi stessi che ormai l’estate è vicina.
Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate
che il regno di Dio è vicino. In verità vi dico: non passerà questa
generazione finché tutto ciò sia avvenuto. Il cielo e la terra
passeranno, ma le mie parole non passeranno. |
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Mt 21, 28-32 Parabola dei
due figli “Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli;
rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavo- rare nella vigna. Ed
egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse
lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.
Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”. Dicono:
“L’ultimo”. E Gesù disse loro: “In verità vi dico: I pubblicani
e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi
Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e
le prostitute invece gli hanno creduto Voi, al contrario, pur avendo
visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli. |
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Lc 14, 15-24 Sugli
invitati che non accettano Uno dei commensali, avendo udito ciò,
gli disse: “Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio!”. Gesù
rispose: “Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora
della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite, è pronto.
Ma tutti, all’unanimità, cominciarono a scusarsi. Il primo disse: Ho
comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego, considerami
giustificato. Un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi e vado a
provarli; ti prego, considerami giustificato. Un altro disse: Ho preso
moglie e perciò non posso venire. Al suo ritorno il servo riferì tutto
questo al padrone. Allora il padrone di casa, irritato, disse al servo:
Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri,
storpi, ciechi e zoppi. Il servo disse: Signore, è stato fatto come hai
ordinato, ma c’è ancora posto. Il padrone allora disse al servo: Esci
per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa si
riempia. Perché vi dico: Nessuno di quegli uomini che erano stati
invitati assaggerà la mia cena”. |
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Lc 19, 11-27 Parabola
delle mine Mentre essi stavano ad ascoltare
queste cose, Gesù disse ancora una parabola perché era vicino a
Gerusalemme ed essi credevano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da
un momento all’altro. Disse dunque: “Un uomo di nobile stirpe partì
per un paese lontano per ricevere un titolo regale e poi ritornare.
Chiamati dieci servi, consegnò loro dieci mine, dicendo: Impiegatele fino
al mio ritorno. Ma i suoi cittadini lo odiavano e gli mandarono dietro
un’ambasceria a dire: Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi.
Quando fu di ritorno, dopo aver ottenuto il titolo di re, fece chiamare i
servi ai quali aveva consegnato il denaro, per vedere quanto ciascuno
avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: Signore, la tua mina ha
fruttato altre dieci mine. Gli disse: Bene, bravo servitore; poiché ti
sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città. Poi si
presentò il secondo e disse: La tua mina, signore, ha fruttato altre
cinque mine. Anche a questo disse: Anche tu sarai a capo di cinque città.
Venne poi anche l’altro e disse: Signore, ecco la tua mina, che ho
tenuta riposta in un fazzoletto; avevo paura di te che sei un uomo severo
e prendi quello che non hai messo in deposito, mieti quello che non hai
seminato. Gli rispose: Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio!
Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in
deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai
consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso
con gli interessi. Disse poi ai presenti: Toglietegli la mina e datela a
colui che ne ha dieci Gli risposero: Signore, ha già dieci mine! Vi dico:
A chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
E quei miei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli
qui e uccideteli davanti a me”. |
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Mt 22,1-14 Parabola del
banchetto nuziale Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: “Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi
servi, li insultarono e li uccisero. |
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Mt 20, 1-16 Parabola degli
operai mandati nella vigna “Il regno dei cieli è simile a un padrone
di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua
vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua
vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano
sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna;
quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso
mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le
cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne
state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha
presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. |
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Lc 13,22-30 Porta stretta e porta chiusa
Passava per città e villaggi, insegnando,
mentre camminava verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: “Signore, sono
pochi quelli che si salvano?”. Rispose: “Sforzatevi di entrare per la
porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci
riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta,
rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici.
Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora
comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai
insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di
dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità! Là ci
sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe
e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. Verranno da
oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a
mensa nel regno di Dio. |
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Lc 12,35-40 Servi che aspettano il padrone
Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le
lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando
torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei
servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi
dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a
servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li
troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa
sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.
Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora
che non pensate”. |
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Lc 12,41-48 Servo fedele e servo cattivo "Mt24,45-51 "Mc 13,33-37
Allora Pietro disse: “Signore, questa
parabola la dici per noi o anche per tutti?”. Il Signore rispose:
“Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà
a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di
cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo
lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma
se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e
cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a
ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se
l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore
assegnandogli il posto fra gli infedeli. Il servo che, conoscendo la
volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà,
riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto
cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato
molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto
di più. |
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Lc 16 1-8
L’amministratore fedele |
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Lc 13, 6-9 Parabola del
fico sterile |
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carrubo |
Lc 15,11-32 Il figlio
perduto e il figlio fedele: “il figlio prodigo” Disse ancora: “Un uomo aveva due figli. Il
più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi
spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni,
il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese
lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando
ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli
cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di
uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a
pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che
mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso
e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza
e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò:
Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di
esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e
si incamminò verso suo padre. |
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