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10 Novembre

N.T., VITA DEI SANTI, PREGHIERA, RIFLESSIONE, FRASE, TESTIMONIANZA E MARIA

Gv 3,1-21

C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: “Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui”. Gli rispose Gesù: “In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”.Gli disse Nicodèmo: “Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?”. Gli rispose Gesù: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito”. Replicò Nicodèmo: “Come può accadere questo?”. Gli rispose Gesù: “Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.

10 Novembre: San Leone Magno, papa
La vita
E' incerto il luogo e la data di nascita, morì a Roma nel 461; visse quindi tra il IV e il V secolo. Arcidiacono (430), consigliere di Celestino I e di Sisto III, inviato da Valentino a pacificare le Gallie, venne eletto papa nel 440 circa. Fu un papa energico, avversò le sopravvivenze del paganesimo; combatté manichei e priscillanisti. Intervenne d'autorità nella polemica cristologica che infiammava l'Oriente, convocando il concilio ecumenico di Calcedonia, nel quale si proclamava l'esistenza in Cristo di due nature, nell'unica persona del Verbo. Nel 452 fu designato dal debole imperatore Valentiniano III a guidare l'ambasceria romana inviata ad Attila. I particolari della missione furono oscuri: è solo che il re degli Unni, dopo l'incontro con la delegazione abbandonò l'Italia. Quando Genserico nel 455 entrò in Roma, Leone ottenne dai Vandali il rispetto della vita degli abitanti, ma non poté impedire l'atroce saccheggio dell'Urbe. Dotato di un alto concetto del pontificato romano, fece rispettare ovunque la primazia del vescovo di Roma. Compose anche preghiere contenute nel "Sacramentario Veronese". Benedetto XIV, nel 1754 lo proclamò dottore della Chiesa, E' il primo papa che ebbe il titolo di Magno (Grande).

Preghiera

O Dio, che non permetti alle potenze del male di prevalere contro la tua Chiesa, fondata sulla roccia di Pietro, per l’intercessione del papa san Leone Magno fa’ che resti salda nella tua verità e proceda sicura nella pace.

Riflessione

Sia nella Sacra Scrittura sia nella Chiesa risuonano molte voci. Non è sempre facile discernere il genuino messaggio rivelato. A servizio di esso, il Signore ha posto il magistero del papa e dei vescovi. Con l’autorità di Cristo e la grazia speciale dello Spirito, in atteggiamento di umile ascolto e di incondizionata fedeltà, essi hanno il compito di “interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa”. Con la guida dei pastori, tutti i fedeli partecipano attivamente alla trasmissione della fede. Ognuno è sostenuto dagli altri e contribuisce a sostenere gli altri, in una comunicazione perenne fino alla fine del mondo. Possono cadere le particolari tradizioni umane di tipo teologico, disciplinare, liturgico, devozionale. Non può venir meno la Tradizione della fede come tale, ad opera del popolo di Dio, animato dallo Spirito Santo e guidato dal Magistero (C.d. A. 60-61).

Frase

NOSTALGIA

La sola nostalgia permessa a un cristiano, è la nostalgia del cielo (Hoornaert P)

Testimonianza

La Chiesa e le guarigioni (Jesus, n.11, Novembre 2001)

MIRACOLI e MIRAGGI
di Annachiara Valle e Dario Rivarossa
       

Il "caso Milingo" ha portato all’attenzione dei mass media il fenomeno dei " guaritori". Ma quanto è diffusa questa realtà in Italia? E che ruolo vi gioca la fede? In un mondo in cui si incrociano doni dello Spirito, pulsioni emotive e semplici profittatori, la parola d’ordine è "prudenza".

La gente è compita. Silenziosa e quieta. Ci sono donne di mezza età, ma anche giovani uomini e fidanzatini che si abbracciano in fondo alla chiesa. Sono venuti in tanti alla messa che padre Matteo La Grua, 87 anni, celebra ogni giovedì mattina, alle nove in punto. Una piccola folla addensata in quella che è nota come "la chiesa della noce". Le mura del Sacro Cuore, con le grandi navate imponenti, rimbalzano la voce del predicatore. Si sente solo quella: non un lamento, non isterismi sconsiderati, non urla o gesti scomposti, come si è abituati a immaginare i raduni organizzati da esorcisti-guaritori stile Milingo...Matteo La Grua è un esorcista "autorizzato" della diocesi di Palermo, e tanti raccontano di gente che trema dinanzi a lui, di "miracoli" che avvengono all’improvviso. Non questa mattina, non adesso. La gente è concentrata sull’Eucaristia, mentre padre Matteo spiega che Dio non è uno strumento di cui servirsi per appagare i propri bisogni. Più tardi ci saranno, in un’altra sala, i canti e il tenersi per mano, le lacrime che scorrono e l’abbracciarsi forte. Al microfono, come una litania antica, vengono scanditi i nomi di quanti hanno chiesto preghiere di guarigione: per ognuno di loro vengono indicate città e malattia. Ogni anno in trecento, dice lo stesso La Grua, ottengono la guarigione. «Casi certificati con tanto di cartelle cliniche e giudizi degli esperti», ripetono nel gruppo del Rinnovamento nello Spirito che il padre francescano guida da 27 anni. «Non faccio niente di speciale», spiega La Grua. «La guarigione non è opera mia, io sono un "accidente". È sempre il Signore a operare, servendosi magari di altri uomini per veicolare la sua guarigione. Il mio è, piuttosto, un dono di intercessione. Comunque, la maggioranza delle persone che si rivolgono a me chiede solo di essere ascoltata. E io lo faccio, ogni giorno: ascolto, conforto, do consigli. A quanti poi chiedono di intercedere per la loro guarigione, io rispondo associandoli a me nella preghiera. Tanti se ne vanno consolati e guariti».Padre La Grua ha appena finito di elencare i "miracoli" in corso: «Dio sta toccando il fegato di una persona, Dio ne sta guarendo un’altra dall’ulcera, Dio sta intervenendo sul tumore di un’altra ancora». Un elenco senza enfasi perché, ci spiega convinto, «bisogna stare attenti a non illudere la gente. Fa bene la Chiesa a invitare alla prudenza: la preghiera di guarigione va fatta correttamente, non come un rito magico. Soprattutto è importante che sia la comunità a pregare e che ci si renda sempre conto di essere degli strumenti attraverso i quali passa la grazia di Dio, non delle persone dotate di particolari energie o di strani poteri soprannaturali. Va tutto visto in un’ottica di fede per cui, anche se non si ottiene la guarigione, si va via comunque consolati, consapevoli che quella fisica è segno di una guarigione ben più ampia che Dio ci dona».Fedele all’Istruzione circa le preghiere per ottenere la guarigione, emanata lo scorso anno dalla Congregazione per la dottrina della fede, padre La Grua non celebra messe di guarigione, ma tiene distinta, come momento e luogo, la preghiera comunitaria dalla celebrazione eucaristica. L’"affidabilità" della sua figura ne fa uno dei cento esponenti del movimento carismatico mondiale invitati dal Pontificio consiglio per i laici a un incontro a Roma, dal 10 al 13 di questo mese di novembre, per fare il punto sul modo in cui l’Istruzione è stata recepita. Al meeting è presente lo stesso cardinale Ratzinger, che firmò il documento.«La Congregazione ha fatto bene a intervenire per mettere ordine nella questione e per invitare alla prudenza», commenta monsignor Domenico Crusco, vescovo della diocesi calabrese di San Marco Argentano-Scalea. Il vescovo ha appena pubblicato una nota pastorale sul tema "Guarigione e salvezza" che fa il punto della situazione in una regione, la Calabria appunto, in cui il fenomeno dei guaritori è in espansione. «La Chiesa ammette le guarigioni, naturalmente. Anzi», insiste il vescovo, «prevede l’Unzione degli infermi, la Giornata del malato e apposite preghiere. Proprio per questo non si capisce perché cercare altrove la salvezza. Se abbiamo Gesù, di cos’altro abbiamo bisogno?». La nota esprime preoccupazioni comuni a molti vescovi italiani: «Mi hanno chiamato in tanti», dice monsignor Crusco, «per dirmi che condividevano l’impostazione di questo documento. Il motivo principale che mi ha spinto a scriverlo è stato il vedere tante persone che si erano rivolte a questo o a quel guaritore, rimanendone poi turbate, illuse, profondamente scosse. Poiché al vescovo spetta il discernimento, ho chiesto che nessuno convochi preghiere di guarigione senza aver prima chiesto e ottenuto il mio permesso scritto. Così come, con questa nota, i parroci e i fedeli non sono autorizzati a organizzare pellegrinaggi in luoghi dove agiscono guaritori o persone alle quali si attribuiscono carismi particolari. La salute è certamente un dono, la Chiesa lo riconosce e prega per ottenerla e preservarla, ma certe forme di "preghiera" e il ricorso a "santoni", che vanno diffondendosi soprattutto tra la gente semplice, non hanno niente a che vedere con Dio. Alla lunga tali fenomeni portano divisioni all’interno della comunità e distolgono le persone da un autentico cammino di catechesi e fede».Tra i personaggi che fanno maggiormente discutere, da questo punto di vista, uno opera proprio in Calabria: si tratta di "fratel Cosimo", al secolo Cosimo Fragomeni, terziario francescano. Tutto comincia l’11 luglio 1968, quando, dopo aver comprato una coroncina del rosario, il poverissimo pastorello della Locride vede all’improvviso, mentre prega, «una luce abbagliante... Subito dopo in quella luce è apparsa una bellissima giovane, vestita di bianco e avvolta in una nuvola...». Oggi il fenomeno è lui stesso. È lui che fa restare col fiato sospeso le migliaia di fedeli che accorrono nella inospitale spianata di Santa Domenica di Placanica, dove sono sorti a casaccio un altare con ampia gradinata, una nicchia ricavata dallo "Scoglio" – la roccia sulla quale sarebbe apparsa la Vergine –, un piazzale pavimentato e qualche baracchino per i rinfreschi e i souvenir religiosi. Sotto c’è la casa natale di fratel Cosimo, ridipinta ma ancora austera ed essenziale.La cerimonia comincia nel primo pomeriggio, tra canti e racconti di miracoli, ma Cosimo si fa vedere solo al tramonto dalla folla emotivamente carica. Invoca la conversione con parole tonanti, poi ecco il momento più atteso: la benedizione collettiva, in un silenzio rotto da pianti e dal rumore di qualche corpo che cade a terra. Poi tutto è finito, e si parte per la Via crucis. La diocesi di Locri non si è ancora pronunciata sul livello di credibilità da attribuire al controverso personaggio: «Seguiamo questo caso solo per rispetto ai pellegrini, per assicurare loro la catechesi e i sacramenti», dice il vicario episcopale, monsignor Vincenzo Nadile.Diverso è il caso di Franco Mondino, anche per la stima di cui gode negli ambienti ecclesiali. Siamo all’altra estremità della Penisola: tutto, intorno a lui, è avvolto da un alone di discrezione e quasi di segretezza, nonostante centinaia di persone accorrano ogni domenica per incontrarlo al santuario della Medaglia miracolosa di Boves (Cuneo), un ambiente raccolto in cui dominano il bianco e l’azzurro. Mondino appare il meno possibile: rimane tra i banchi insieme ai fedeli durante le preghiere che si recitano fin dalle 5.30 del mattino e, da laico, vi rimane anche durante la messa, così come durante la successiva recita del rosario.Poi, quando è il momento, si trasferisce in un angolo nascosto della chiesa, e la gente si mette in fila per riuscire a parlargli a tu per tu per pochi secondi, ricevendo brevi consigli e promesse di preghiera. I giovani gli presentano i loro problemi di scelte di vita, di lavoro, affettivi. Altri fedeli gli portano foto o maglie di persone care di cui chiedono la guarigione. Verso le 9.30 l’assemblea si scioglie in silenzio, senza rimostranze da parte di chi non ha avuto la possibilità di incontrare il "medico delle anime e dei corpi". Mondino si allontana indisturbato, chiacchierando con un amico, allo stesso modo dei fedeli che raggiungono le automobili per tornare a casa. Occorre un po’ di occhio per distinguerlo: fisico massiccio da uomo del contado piemontese, l’unica nota che lo caratterizza è il mantello marrone che gli copre le spalle. Si dice che gliel’abbia regalato padre Pio.Mondino non considera affatto la sua preghiera di guarigione come una forma di medicina "alternativa". Anzi, con moderno piglio imprenditoriale gestisce di persona – accanto a una serie di attività di assistenza sociale – una clinica in piena regola, ufficialmente riconosciuta, specializzata in riabilitazione. Questo, oltre alla sua posizione defilata durante i riti, senza alcuna ombra di protagonismo, lo differenzia nettamente da una gran massa di "guaritori" che si diffondono nel nostro Paese.Già, perché il fenomeno è in rapida espansione. Se, da una parte, il movimento carismatico – tra mille polemiche – ha riportato all’attenzione della Chiesa il dono della guarigione come opera dello Spirito Santo, dall’altra parte il territorio italiano è tutto costellato da figure di sacerdoti, religiosi, laici che si presentano come intermediari tra Dio e ogni genere di malattie. Si tratta di un fenomeno che gli stessi sociologi ammettono di non essere ancora in grado di quantificare, dato il numero e la frammentarietà dei casi. Potenza di Dio in azione o semplice truffa? In ogni caso, è di rigore la prudenza. Certe volte, si ha la percezione di trovarsi di fronte a un mistero, forse addirittura al Mistero; altre, l’imbroglio appare evidente. La novità di questi ultimi anni, comunque, è proprio l’accento posto sulla dimensione religiosa, anche da parte di figure che in passato non facevano uso di terminologie prese a prestito dal cristianesimo. «I pranoterapeuti "classici" dicevano di guarire le persone con il "fluido" che usciva dalle loro mani», ricorda Luigi Garlaschelli del Cicap, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale. «Adesso c’è la tendenza ad attribuire ciò a un dono di Dio. Si tratta di una difesa in più. Da un lato, possono attirare la simpatia dei credenti, dall’altro spostano il discorso, rendendolo più difficile da verificare». Così, si rafforza il sospetto che intorno al tempio, casa di preghiera, continuino a girare i mercanti. E, in questo caso, si tratta di giri miliardari.

a.v. e d.r.

Il "dono" divide i Carismatici

Nella Chiesa cattolica italiana, il dono della guarigione per mezzo dello Spirito Santo è stato riscoperto da una trentina d’anni con lo sviluppo dei gruppi carismatici. Attualmente, nel nostro Paese, il movimento è una sorta di "galassia" con diverse espressioni, le differenze tra le quali a volte riguardano proprio il peso da attribuire a tale dono. L’unico gruppo riconosciuto dalla Conferenza episcopale italiana, dal 1996, come "associazione privata di fedeli", è il Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), che conta 250 mila aderenti. Altri godono di riconoscimenti a livello diocesano. Dal punto di vista del RnS, il carisma di guarigione non va sopravvalutato: «Abbiamo dovuto prendere le distanze da alcuni gruppi dove se ne fa un uso quasi monotematico», afferma il coordinatore nazionale, Salvatore Martinez. La pensa diversamente padre Michele Vassallo, moderatore dell’associazione "Servi di Cristo vivo", che continua l’opera del guaritore canadese padre Emiliano Tardif (nella foto), morto nel ’99. «Abbiamo seguito la nostra strada», dice, «perché, a nostro giudizio, il Rinnovamento cominciava a imbavagliare lo Spirito».

d.r.

Cautela, buona regola ecclesiale

Si definisce "prudente", quasi "scettico". Il teologo Aimone Gelardi, redattore della rivista dei dehoniani di Bologna Settimana, e autore di diversi interventi sul tema delle guarigioni, del paranormale e della reincarnazione, invita a guardare più in profondità alle Scritture, «evitando di demitizzare tutto, oppure, al contrario, di prendere alla lettera i racconti di guarigione presenti nel Vangelo, senza porsi alcun interrogativo sul loro senso».

  • Quali domande farsi, invece?

«Bisogna chiedersi se si tratta di una liberazione vera e propria o di un risultato dovuto all’impatto della forte personalità di Gesù su persone scompensate. E poi va considerato che, nel racconto, si usano criteri propri della cultura del tempo. Non sto sminuendo le cose: resta vero, infatti, che, qualunque sia l’interpretazione, Gesù libera da una sofferenza».

  • Quale deve essere l’atteggiamento di un credente di fronte a questo moltiplicarsi di guarigioni e guaritori?

«Dovrebbe essere quello che usa la Chiesa nel valutare le guarigioni per le cause di canonizzazione: prudenza. Il credente non può essere, per definizione, un positivista, però non può essere neppure un ingenuo. Fatti prodigiosi, o che possano avere contorni prodigiosi, non sono necessariamente riconducibili all’azione di Dio».

  • Qualche esempio?

«Nelle Scritture uno dei più significativi è certamente l’episodio di Mosè che, di fronte al faraone, getta in terra il bastone e questo diventa un serpente. La stessa cosa viene fatta anche dai maghi di corte. Sappiamo che quello di Mosè è un segno forte. Ma gli altri, come devono essere interpretati?».

  • Come distinguere i segni?

«Chiedendosi se essi nascono in un contesto di fede, se le guarigioni sono opera di una persona che esprime santità di vita. Diversi fenomeni, visti con gli occhi dei semplici, possono essere valutati come qualcosa di portentoso e di sacro. E possono invece nascondere frodi. Può anche essere che, in situazioni di sofferenza, rivolgendosi a un altro soggetto simbolicamente significativo per la propria fede, si acquisti una tranquillità che porta a un miglioramento».

  • Oppure a una guarigione...

«Qui la prudenza diventa grande. Prima di gridare al miracolo e di scomodare Dio occorre verificare se non ci possa essere altra spiegazione. E ciò sia per rispetto a Dio che per rispetto all’uomo e alla scienza».

  • Come valuta ciò che accade nei gruppi carismatici?

«La presenza di persone che hanno una forte sensibilità di carattere psicologico-affettivo e che hanno una religiosità connotata da tratti di emotività pronunciata può creare un clima di benessere spirituale che porta, o può portare, a esagerare nella valutazione di ciò che si ritiene avvenga sotto i propri occhi. Non voglio dare giudizi, perché magari la loro fede è più gradita a Dio della mia. Però voglio richiamare quanto scrive Luca nel racconto su Lazzaro. C’è un discorso molto duro sugli eventi eccezionali: "Se non credono a Mosè e ai profeti, neanche se uno resuscitasse dai morti crederebbero". Penso che la fede non ha bisogno dei prodigi e, tuttavia, la fede autentica non disprezza i prodigi».

a.v.

Dopo essere stato sotto i riflettori per tutta l’estate, monsignor Emmanuel Milingo (nella foto sopra), ex arcivescovo di Lusaka diventato famoso per le sue discusse messe di guarigione, è scomparso dalla scena, ufficialmente in ritiro spirituale, né è ancora chiara la sua futura destinazione o l’incarico ecclesiale che gli verrà assegnato.
«In base alle mie ricerche», afferma l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi, «la capacità di veggenza e di guarigione è involontaria e intermittente. Non possiamo negare tali fenomeni, saremmo dei positivisti rozzi... Ma, se qualcuno dice di avere questi flash sempre all’ora X, secondo me sta barando. Molto avviene per suggestione di chi ci va, e dello stesso diagnosta».Secondo Giovanni Panunzio, responsabile di Telefono Antiplagio, «dei 6 mila miliardi di lire spesi ogni anno in Italia per il paranormale, circa il 3 per cento, 180 miliardi, va ai "guaritori"». Tra i casi segnalati all’Antiplagio, un certo numero riguarda truffe organizzate da sedicenti "figli" e "figlie spirituali" di padre Pio.«L’Italia è diventata il Paese della cuccagna per i ciarlatani», dice Panunzio di Telefono Antiplagio, «soprattutto a partire dal 1981, quando è stato abolito l’art. 603 del Codice penale, che prevedeva il delitto di plagio. Il motivo non è che il reato non esistesse, ma che l’articolo era formulato in maniera generica. L’assurdo è che, in vent’anni, nessuno abbia pensato di riformularlo. Per questo, abbiamo già raccolto 20 mila firme».Il revival delle guarigioni ha riportato in auge alcuni fenomeni che erano stati già smascherati in passato. È il caso dei "guaritori filippini", i cui trucchi erano stati rivelati alla fine degli anni ’70 da Piero Angela e dal mago Silvan. E tuttavia ora, come testimonia il Cicap, centinaia di italiani si affidano al filippino Alex Orbito

MARIARegina assunta in cielo., prega per noi

ACCOLSE IL VERBO DI DIO NEL SUO CUORE (3)

Il "fiat" dell'Annunciazione inaugura, così, la Nuova Alleanza tra Dio e la creatura; mentre incorpora Gesù alla nostra stirpe seconda la natura, incorpora Maria a Lui secondo la grazia. Il legame tra Dio e l'umanità, interrotto dal peccato, ora è felicemente ripristinato